DAVID LACHAPELLE AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

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Siamo di ritorno dal Palazzo delle Esposizioni per la  mostra di David LaChapelle “Dopo il diluvio” visitabile fino al 13 settembre.

Siamo stati catturati fin da subito dai forti contrasti di questo artista visionario, una mostra concentrata soprattutto sui lavori del  2006, anno che segna una svolta fondamentale nel suo percorso stilistico.

Ed è proprio Roma a giocare un ruolo decisivo nella carriera artistica di LaChapelle dopo aver visitato nello stesso anno per la prima volta la Cappella Sistina.
Tutta l’esposizione, infatti, ricorda molto il grande affresco di Michelangelo così LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’ arte o in un museo, opere non commmissionate e non destinate alla pagina di una rivista di moda ed il segno più evidente di questa svolta e’ la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana che nei suoi lavori precedenti hanno rivestito una parte centrale.

L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati  che attraversano il backstage  dei suoi set fotografici e che illustrano il complesso processo di realizzazione dei suoi lavori.

Il nostro è un giudizio più che positivo: consigliata a persone che amano l’ arte della fotografia ma anche a coloro che sanno apprezzare l’ estrosità di un’ artista unico nel suo genere!

  
  
  
  
  

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LE FONTANELLE RIONALI

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Sapevate che a Roma esistono delle piccole opere d’arte chiamate: Fontanelle rionali! Risalgono agli anni 20 quando il periodo fascista commissionò all’ architetto Pietro Lombardi 9 fontanelle per i corrispettivi rioni di Roma e di comporle con gli elementi caratteristici del luogo dove sarebbero poi state collocate.

 FONTANA DELLE ANFORE TESTACCIO

Collocata in zona Testaccio le anfore rappresentavano il più diffuso contenitori di generi alimentari soprattutto in una zona così commerciale che rappresentava un punto di raccordo per lo scambio merci con la vicina Ostia… molti dei frammenti di queste anfore furono ammassati nella vicina pianura da qui il Monte Testaccio…

Fontana delle Anfore – Rione Testaccio

 FONTANA DELLA BOTTE

Posizionata nel rione Trastevere in Via della Cisterna, la fontana raffigura il caratello romanesco tipica botticella romana utilizzata per trasportare vino dai castelli… usato nelle osterie di Trastevere!

Fontana delle Botti – Trastevere

FONTANA DELLA PIGNA

Situata nel rione Pigna in Piazza San Marco il rione prende questo nome per via di un grande ritrovamento: la pigna che decorava il Tempio di Iside…

Fontana della Pigna – Rione Pigna

 FONTANA DELLE TIARE

Situata nel rione Borgo vicino alla Porta Angelica la fontana e’ composta da Tiare Papali alternate alle grandi chiavi di San Pietro

Fontana delle Tiare – Rione Borgo

  LA FONTANA DEI LIBRI

La fontana dei libri e’ nel rione Sant’ Eustachio che prende questo nome per via dell’ apparizione che ebbe un ufficiale romano: mentre era a caccia tra i boschi gli apparve un cervo che tra le corna recava l’ immagine di Cristo, l’ufficiale si converti prendendo il nome di Eustachio e dopo il suo martirio la casa venne trasformata in una chiesa! L’ immagine dei libri per via della vicina università…

La Fontana dei Libri – Rione Sant’ Eustachio

 LA FONTANA DEGLI ARTISTI

 Nel rione Campo Marzio e precisamente in Via Margutta una fontanella tutta dedicata agli artisti caratteristica di questo quartiere al centro le due maschere rappresentanti la conflittualità dell’ artista !

La Fontana degli Artisti – Rione Campo Marzio

 LA FONTANA DELLE PALLE DI CANNONE

Situata dietro Castel Sant’ Angelo per ricordare la vicina fortezza una fontana raffigurante anche tanti simboli di guerra!

La Fontana delle Palla da Cannone – Rione Castel Sant’ Angelo

FONTANA DEL TIMONE 

Situata nel rione Ripa dove sorgeva l’ antico porto di Roma fino al 1870 anno in cui furono costruiti i muraglioni del Tevere…

Fontana del Timone – Rione Ripa

 FONTANA DEI MONTI 

Si trova nel rione Monti in Via San Vito… riporta i tre colli che ne determinano il perimetro: l’ Esquilino, il Viminale e Celio!

Fontana dei Monti – Rione Monti

 Si trova nel rione Monti in Via San Vito… riporta i tre colli che ne determinano il perimetro: l’ Esquilino, il Viminale e Celio!

IL FONTANONE AL GIANICOLO

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Ci domandiamo se nelle altre città le”notti d’estate” hanno lo stesso fascino di quelle romane … dove i ricordi rimangono indelebili e le emozioni si contornano di magia!!!
Merito soprattutto di angoli segreti che la nostra tanto generosa Roma sa regalarti… ed è proprio davanti ad un simile spettacolo che capisci che questo è l’unico posto al mondo chiamato casa…  

    



 

I “CHIOSTRI” DI ROMA: UNA TESTIMONIANZA MEDIOEVALE

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Sapevate che a Roma esistono incredibili esempi di arte medioevale in perfetto stato di conservazione ma risultano molto spesso nascosti agli occhi della città e dei suoi abitanti!

Stiamo parlando dei chiostri! che per definizione sono rappresentati da un cortile quadrangolare, circondato da portici, sito all’ interno di un monastero e svolge una funzione essenzialmente pratica: collega i vari ambienti del complesso monastico.

Chiostro San Giovanni in Laterano Roma

Chiostro San Giovani in Laterano Roma

Il più grande chiostro a Roma, un capolavoro risalente al 1222 è Il chiostro di San Giovanni in Laterano, a pianta quadrata, con coppie di colonnine di foggia diversa: lisce, a spirale, intrecciate, intarsiate di mosaici lucenti. Anche i capitelli risultano tutti differenti: a foglie intarsiate, con figure di personaggi oppure di animali veri o immaginari.

Il chiostro è opera di Pietro Vassalleto senior e Vassalletto junior, della famiglia dei Cosmati, sotto al porticato vi sono i frammenti della vecchia basilica e tra questi l’antica porta di bronzo della Scala Santa.

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Il più importante Chiostro di Roma

Un ricco repertorio iconografico influenzato dalla tradizione araba, egizia, romana e dai bestiari medioevali. La sontuosa trabeazione esterna, impostata su più livelli, rappresenta l’ elemento più prezioso del chiostro. Tra il  XVI e il  XIX secolo, furono trasportati nel chiostro vari resti di monumenti demoliti nell’ interno della basilica medioevale, oltre a iscrizioni, reperti e rilievi di epoca romana rinvenuti nell’ area del Laterano.

Chiostro San Giovanni in Laterano

Il chiostro del monastero lateranense, con le decorazioni cosmatesche

COSA C’ E’ DIETRO LA FAMOSA SERRATURA

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Uno dei luoghi più nascosti e suggestivi di Roma è situato sul colle Aventino… parliamo del famoso “buco della serratura” ! Vi siete mai chiesti cosa nasconde il nobile portone che regala ogni giorno a romani e turisti una vista da mozzare il fiato del “Cupolone” ?

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Si tratta di una delle più belle ville di Roma sede dell’Ambasciata del Priorato dei Cavalieri di Malta, oggi noto più semplicemente con il nome di “Ordine di Malta”.

Prima monastero benedettino poi successivamente nel medioevo, per via della sua posizione strategica, soppresso l’Ordine dei Templari, il convento passò in mano ai Cavalieri di Rodi, la confraternita religiosa istituita in Terra Santa dal monaco amalfitano Gerardo per dare assistenza ospedaliera ed alberghiera ai pellegrini in visita al Santo Sepolcro; questa nel 1522 cambiò nome in Sovrano Ordine di Malta e qui si ebbe il Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta.

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Nel 1765 Giovan Battista Piranesi fu l’autore della ristrutturazione della piazza e della nuova facciata della chiesa di S.Basilio, in questa occasione ribattezzata S.Maria del Priorato. La piazza conserva una delle leggende più affascinanti di Roma: per prima cosa, si vuole che tutto il colle Aventino sarebbe, in realtà, un’unica, immensa nave, sacra ai Cavalieri Templari, pronta, prima o poi, a salpare per la Terra Santa.

Giovan Battista Piranesi, segreto ammiratore dell’Ordine, ristrutturò la zona inserendovi tutta una serie di simboli, riferimenti, architetture, cifre e motti che la farebbero riconoscere, nei secoli, da chi possiede la giusta chiave di interpretazione. In pratica il colle sarebbe tutto un simbolo della nave templare: la parte meridionale, quella che scende fino al Tevere ed è tagliata come una grande lettera V, è la prua della nave, la porta d’ingresso della Villa dei Cavalieri di Malta è l’entrata al cassero del veliero, i labirinti dei giardini, posti dietro al portone, sono simbolicamente il dedalo delle funi del sartiame, i parapetti del parco rappresentano gli spalti della tolda e la selva di obelischi che adornano la piazza altro non sono che gli alberi dell’imbarcazione occulta. Gli strani simboli che si possono notare sugli obelischi sarebbero proprio i simboli cari alla Massoneria, segreti messaggi a coloro che sono al corrente della “scrittura esoterica”.
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L’ ESPOSIZIONE UNIVERSALE DEL 1942 IN MOSTRA ALL’ ARA PACIS

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La storia dell' Eur in mostra all' Ara Pacis

Far scoprire l’Italia al mondo: questo era il progetto del fascismo nell’organizzare la Fiera Universale del 1942. Secondo il progetto originale l’Esposizione avrebbe accolto tutti i paesi del mondo e riservato all’Italia una sezione composta da edifici permanenti, primo nucleo di un quartiere a venire. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale bloccò i lavori e solo dagli anni ’50 in poi il quartiere, rimasto abbandonato, fu trasformato nell’attuale zona direzionale e residenziale. In occasione dell’Expo di Milano, il Museo dell’Ara Pacis ospita, dal 12 marzo al 14 giugno 2015, la mostra “Esposizione Universale Roma. Una città nuova dal fascismo agli anni ’60” che intende ripercorrere la storia dell’Eur, nato come simbolo della monumentalità fascista e divenuto espressione del miracolo economico degli anni ’60.

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Fino al 14 giugno 2015, in occasione di Milano Expò 2015, il Museo dell’Ara Pacis a Roma ospiterà la Mostra dal titolo: Esposizione Universale Roma. Dal Fascismo agli anni ’60.

A distanza di 80 anni dall’Esposizione Universale di Roma del 1942 che diede origine al quartiere E.U.R. – come noto mai tenuta per il procedere degli eventi bellici – un’altra città italiana si prepara ad accogliere il grande evento universale: Expo Milano 2015 è l’appuntamento che porterà a Milano, ma anche a Roma, visitatori da tutto il mondo attraverso un ricco programma di mostre, conferenze, spettacoli, degustazioni.
La mostra ripercorrerà le vicende del quartiere EUR attraverso alcuni passaggi fondamentali che ne hanno segnato la sua formazione e trasformazione: dal progetto interrotto dell’E42, una grande Esposizione Universale destinata a celebrare il genio italico nel ventennale della cosiddetta rivoluzione fascista, alla ripresa dei lavori – a partire dagli anni ’50 – e alla nascita del più moderno centro residenziale e direzionale di Roma.
In questo contesto l’Eur, al contempo luogo della memoria e della modernità, della conservazione e dell’evoluzione, della contemporaneità e della trasformazione urbana, rappresenta un luogo d’elezione, nodo di collegamento tra Milano 2015 e Roma 1942 perché sintesi culturale di due città che in due secoli diversi hanno affrontato la grande sfida dell’Expò.
Attraverso un ricco apparato documentario fotografico, filmico delle opere degli artisti e architetti coinvolti nel progetto dell’E42, il pubblico è invitato a riscoprire l’entusiasmo progettuale e insieme le contraddizioni – tra richiami al mito di Roma e slanci modernisti – del grande cantiere di quell’Esposizione Universale che mai vide la luce e tuttavia – già nelle intenzioni – tracciò le direttrici di una futura espansione urbanistica. Interrotti i lavori a causa della guerra, l’EUR cadde in uno stato di abbandono; di questo la mostra tenta di restituire un’immagine attraverso scatti sospesi nel tempo, tra occupazioni di truppe straniere, ricoveri per sfollati e lunghe vedute silenziose.

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Immagini: archivi fotografici di EUR S.p.A. clicca qui

Per maggiori info: http://www.arapacis.it

BENVENUTI NELLA RESIDENZA DI NERONE… LA “DOMUS AUREA” !!!

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La Domus Aurea (“casa d’oro” in latino) era la Villa urbana costruita dall’imperatore romano Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C..  La Domus Aurea, è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 1980. Costruita in mattoni e in pietra e nei pochi anni tra l’incendio e la morte di Nerone nel 68, gli estesi rivestimenti in oro colato che le diedero il suo nome non erano gli unici elementi stravaganti dell’arredamento: vi erano soffitti stuccati incrostati di pietre semi-preziose e lamine d’avorio. Plinio il Vecchio assistette alla sua costruzione.

La residenza dell’ imperatore giunse a comprendere il Palatino, le pendici dell’Esquilino (Oppio) e parte del Celio, per un’estensione di circa 250 ettari. La maggior parte della superficie era occupata da giardini, con padiglioni per feste o di soggiorno. Al centro dei giardini, che comprendevano boschi e vigne, nella piccola valle tra i tre colli, esisteva un laghetto, in parte artificiale, sul sito del quale sorse più tardi il Colosseo. Nerone commissionò anche una colossale statua in bronzo di 35 metri raffigurante se stesso, vestito con l’abito del dio-sole romano Apollo, il Colossus Neronis, che fu posto di fronte all’entrata principale del palazzo sul Palatino. Il colosso fu successivamente riadattato con le teste di vari successivi imperatori, prima che Adriano lo spostasse per far posto al tempio di Venere e Roma e l’Anfiteatro Flavio prese quindi il nome di Colosseo nel Medio Evo, proprio da questa statua. La vera residenza di Nerone rimase comunque nei palazzi imperiali del Palatino.

La parte conservata al di sotto delle successive terme di Traiano sul colle Oppio era essenzialmente una villa per feste, con 300 stanze e non una camera da letto e neppure sono state scoperte cucine o latrine. Le camere rivestite di marmo finemente levigato componevano intricate planimetrie, composte di nicchie ed esedre che concentravano o disperdevano la luce del sole. V’erano piscine sui vari piani, e fontane nei corridoi. Nerone s’interessò in ogni dettaglio del progetto, secondo gli Annali di Tacito, e supervisionava direttamente gli architetti Celere e Severo.

Alcune delle stravaganze della Domus Aurea ebbero ripercussioni sul futuro. Gli architetti disegnarono due delle sale da pranzo principali in modo che fiancheggiassero un cortile ottagonale, sormontato da una cupola con un gigantesco abbaino centrale che lasciava entrare la luce del giorno. La cupola era completamente costruita in cementizio ed impostata su di un ottagono di base; la prima parte della cupola segue un andamento a spicchi ottagonali, mentre la seconda parte assume una forma circolare.

La parte centrale sormontata dalla cupola svolge funzione di un triclino romano, dove l’imperatore si manifestava come divino, tramite gli effetti di luce che l’abbaino della cupola filtrava, assimilandosi al dio Apollo.

Alla pianta ottagonale si riconducono pure degli spazi laterali che fungevano sia da ambulacri che da elementi dicontraffortamento per la cupola; a questi spazi si accedeva tramite delle grandi luci sovrastate da piattabande in laterizio.

Fu questo, probabilmente uno dei modelli da cui trasse ispirazione la celeberrima cupola del Pantheon: si tratta in effetti di un esempio precoce dell’utilizzo della tecnica del cementizio, che era stata elaborata dai romani a partire dal II secolo a.C. per lo sviluppo di ampi e articolati spazi interni, tipico dell’architettura romana. Un’altra innovazione era destinata ad avere una grande influenza sull’arte futura: Nerone pose i mosaici, precedentemente riservati ai pavimenti, sui soffitti a volta. Ne sopravvivono soltanto dei frammenti, ma questa tecnica sarebbe stata imitata costantemente, per diventare un elemento fondamentale dell’arte cristiana: i mosaici che decorano innumerevoli chiese a Roma, Ravenna, Costantinopoli e in Sicilia.

Si tramanda che gli architetti Celere e Severo avessero creato anche un ingegnoso meccanismo, mosso da schiavi, che faceva ruotare il soffitto della cupola come i cieli dell’astronomia antica, mentre veniva spruzzato profumo insieme a petali di rosa che cadevano sui partecipanti al banchetto.

«Nerone tenne le feste migliori di tutti i tempi», spiegò l’archeologo Wallace – Hadrill ad un giornalista alla riapertura della Domus Aurea nel 1999, dopo anni di chiusura per restauri. «Trecento anni dopo la sua morte, durante gli spettacoli pubblici, venivano ancora distribuiti gettoni con la sua effigie — un “souvenir” del più grande showman di tutti». Nerone, ossessionato dal suo status d’artista, certamente guardava alle sue feste come opere d’arte.

Gli affreschi ricoprivano ogni superficie che non fosse ancor più rifinita; si tratta di uno dei primi esempi di quarto stile pompeiano. L’artista principale era Fabullus. La tecnica dell’affresco, applicata al gesso fresco, richiede un tocco veloce e sicuro: Fabullo e i suoi collaboratori ricoprirono una percentuale impressionante dell’area. Plinio, nella sua Storia Naturale, racconta come Fabullo si recasse solo per poche ore al giorno alla Domus, per lavorare solo quando la luce era adatta.

Dopo la morte di Nerone, il terreno della Domus Aurea venne «restituito al popolo romano» dagli imperatori successivi. In circa un decennio la dimora neroniana venne spogliata dei suoi rivestimenti preziosi: i cantieri per le terme di Tito erano già avviati nel 79 d.C. Vespasiano utilizzò lo spazio in cui era stato scavato il lago artificiale per costruire l’Anfiteatro Flavio, col Colossus Neronis nei suoi pressi. Anche le terme di Traiano ed il Tempio di Venere e Roma risiedono nel terreno occupato dalla Domus.

In quarant’anni, la Domus Aurea fu completamente sepolta sotto nuove costruzioni, ma paradossalmente questo fece in modo che i “grotteschi” dipinti potessero sopravvivere; la sabbia funzionò come le ceneri vulcaniche di Pompei, proteggendoli dal loro eterno nemico, l’umidità.

Quando un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle Oppio alla fine del XV secolo, si ritrovò in una strana grotta, piena di figure dipinte. Ben presto i giovani artisti romani presero a farsi calare su assi appese a corde per poter vedere loro stessi. Gli affreschi scoperti allora sono ormai sbiaditi in pallide macchie grigie sul gesso, ma l’effetto di queste decorazioni grottesche, per l’appunto, furono elettrizzanti per l’intero Rinascimento. Quando il Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo s’infilarono sotto terra e furono fatti scendere lungo dei pali per poter studiare queste immagini, ebbero una rivelazione di quel che era il vero mondo antico. Essi, ed altri artisti che, come Marco Palmezzano, lavoravano a Roma in quegli anni, si diedero a diffondere anche nel resto d’Italia tali “grottesche”.

Il progetto Domus Aurea, raggiunge un secondo importante traguardo con la messa in sicurezza dei maestosi ambienti, chiusi in seguito al crollo della galleria III nel 2005, e, dopo una breve riapertura, nuovamente chiusi per le continue percolazioni e la minaccia di ulteriori crolli.

Un progetto titanico e ambizioso quello del recupero strutturale e artistico del palazzo imperiale, come i numeri che riguardano il monumento: un’estensione di 16mila metri quadrati, 153 ambienti noti, 250 metri di fronte sul Colle Oppio per 12 metri di altezza, per un totale di 30mila metri quadri di superficie, decorata a stucco e affrescata, da restaurare interamente. Oltre 18 milioni di euro già stanziati, per una cifra che a regime dovrebbe aggirarsi intorno ai 31 milioni di euro al 2018, data prevista per la chiusura dei lavori.

E’ per far fronte a questi numeri straordinari che la Soprintendenza speciale di Roma e il Ministero dei beni culturali e del turismo hanno sviluppato l’idea della raccolta fondi online a supporto del progetto Domus Aurea, sfruttando l’ArtBonus, il credito d’imposta per le donazioni a favore di musei, siti di interesse storico e archeologico e opere d’arte da restaurare, contenuto nel decreto Cultura.

Allo scopo è nato un sito – http://www.cantieredomusaurea. it – per la raccolta fondi con moneta elettronica, in grado di rilasciare ricevute conformi e monitorare lo stato delle donazioni. Il primo esempio in Italia di sperimentazione di una piattaforma nel crowdfundingdedicato alla tutela del patrimonio artistico, promosso da una campagna televisiva in collaborazione con Sky Arte.

Il nuovo percorso di visita, su prenotazione obbligatoria e per gruppi di massimo 25 persone, si articola in quindici tappe che illustrano i progressi del cantiere, e, proprio per questo, soggetto a periodiche revisioni.  Rispetto all’apertura del 1999 l’area aperta al pubblico è raddoppiata, consentendo l’accesso all’ala Ovest della Domus, nelle aule del peristilio sempre chiuse nel passato.

Per le informazioni su modalità di visita, biglietti e prenotazioni visitare il sito: http://www.coopculture.it