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IL PICCOLO COLLE NASCOSTO DI ROMA: BENVENUTI A SAN SABA

E’ da sempre una delle zone meno conosciute di Roma, in molti la chiamano “piccolo Aventino” benvenuti nel Rione di San Saba sede tra l’ altro della redazione di Roma AeternaSituato nel vicino complesso archeologico delle Terme di Caracalla, il rione di San Saba è un vero polmone di verde messo a riparo dal caos della città, perchè sorge su un colle nel pieno centro di Roma e più precisamente tra il Circo Massimo e la Piramide Cestia.

Ciò che lascia davvero sorpresi è la fusione architettonica di questo luogo: Palazzi d’ epoca riccamente affrescati ma anche le tipiche case popolari, previste tra il 1907 e il 1914 dal Blocco Popolare che aveva fatto realizzare sul Piccolo Aventino 10 lotti di edilizia residenziale destinati alla piccola borghesia impiegatizia.

Scorcio tra le abitazioni del Rione San Saba
Scorcio tra le abitazioni del Rione San Saba
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Residenza privata in San Saba

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La caratteristica edilizia del Rione San Saba
La caratteristica edilizia del Rione San Saba
Lotto di casa popolari stile
Lotto di casa popolari stile “inglese”

Rione San Saba Roma

Il Colle prende questo nome per via della Chiesa dedicata appunto a San Saba, le sue architetture medievali sono state in parte ripristinate durante i restauri del 1900-1901 e del 1943, anche se la facciata originale è tuttora coperta da una disarmonica costruzione con portico settecentesco.

Chiesa di San Saba Roma

Chiesa di San Saba Roma

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Ma il vero cuore di San Saba è la sua Piazza con alberi che fanno ombra alle panchine, fontanelle per la sete dei suoi abitanti, al centro un piccolo monumento ai caduti della grande guerra, il mercato la mattina, la sua scuola elementare. C’è il giornalaio, alcuni negozi di alimentari, un bar, e una volta c’era anche un cinema – si chiamava Rubino – che ora è diventato un piccolo teatro, l’Anfitrione. C’è, insomma, tutto quel che rende autonomo e riconoscibile questo piccolo paese.

Piazza Bernini luogo di incontro nel rione
Piazza Bernini luogo di incontro nel rione
Il Mercato del Rione San Saba
Il Mercato del Rione San Saba
Tipico ristorantino adiacente alla Piazza centrale
Tipico ristorantino adiacente alla Piazza centrale
Teatro Anfitrione a San Saba
Teatro Anfitrione a San Saba

Tutti finiscono per passare dalla piazza almeno una volta al giorno: i ragazzi che fanno la spola tra la scuola e il campo giochi, gli anziani che popolano le panchine, la gente al mercatino, un gruppetto di adulti che verso sera gioca a carte sul cofano di una macchina, e siccome molti degli abitanti di oggi sono i figli e i nipoti di quelli di allora qui tutti si salutano perchè si conoscono perfettamente.

Molto importante nella storia del rione è stato il vincolo del parco archeologico e del complesso delle Terme di Caracalla che hanno contribuito a limitare fortemente la costruzione edilizia di questa parte di Roma. Ed è proprio venendo da uno dei viali principali di San Saba chiamato Viale Giotto che si può ammirare una vista da togliere il fiato: il complesso monumentale delle Terme di Caracalla.

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Il Complesso delle Terme di Caracalla viste da San Saba
Il Complesso delle Terme di Caracalla viste da San Saba
Le Antiche Terme di Caracalla
Le Antiche Terme di Caracalla
L' infinito a simboleggiare l' eternità di Roma
L’ infinito a simboleggiare l’ eternità di Roma

Non rimane altro che passeggiare in questo bellissimo paesino al centro di Roma e godere delle sue bellezze storiche e architettoniche ma soprattutto di assaporare quel gusto popolare che qui ancora sopravvive!

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MUSEO PIETRO CANONICA E IL DEPOSITO DELLE SCULTURE

È nel cuore di Villa Borghese che esiste un piccolo ma preziosissimo museo dedicato a Pietro Canonica uno scultore di fama internazionale ma anche un grande compositore  … e noi abbiamo deciso di visitarlo per voi !

Il Museo Pietro Canonica e’ una casa/museo e ciò che ci ha colpito immediatamente e’ il sapore di fine secolo che ancora si riesce a percepire nelle stanze di questo villino… dove tutti gli ambienti sono rimasti inalterati nel tempo, sembra quasi di essere catapultati in un quadro di fine secolo.

  

Infatti, Pietro Canonica riuscì ad ottenere una concessione dal Comune sull’ uso dell’ edificio che oggi ospita il suo museo in cambio di donare alla sua morte tutte le opere raccolte nella casa.

    

Il luogo rappresenta la giusta connessione tra lo spazio intimo dell’artista e quello professionale. È questa a nostro avviso la caratteristica principale di questo polo museale che vale davvero la pena di essere visitato.  La collezione del museo e’ costituita dalle sue opere come marmi, bronzi è molto altro ma le stesse stanze sono dei veri e propri capolavori grazie all’ arredamento di fine secolo … vera chicca il suo studio privato dove le opere venivano eseguite.

  

Vi diamo ancora un’ altra ragione per visitare questo luogo d’epoca che è rappresentata dal Deposito delle sculture di Villa Borghese.  Dopo i furti subito dal parco tra il 1986 e il 1999, per ragioni di sicurezza le sculture erano state rimosse dalle sedi originarie e sostituite da copie e collocate una parte all’ interno del Museo Pietro Canonica. Infatti, ottanta opere originali ad oggi possono essere ammirate all’ interno della nuova area espositiva.

            

All’ interno del deposito spiccano cinque opere pregevoli: Lo stemma Borghese, la statua di Apollo, il Satiro in riposo, la statua della Filatrice e la statua di Ercole oltre ai quattro mascheroni e i quattro tritoni tardo cinquecenteschi provenienti  dalla Fontana dei Mascheroni e dei Tritoni.

Informazioni Museo della Canonica:

Indirizzo Viale Pietro Canonica (Piazza di Siena) n. 2 – Villa Borghese;

Orario: Dal martedì alla domenica (ottobre – maggio) 10.00 – 16.00 (giugno – settembre) 13.00 – 19.00.

Il Deposito delle sculture e’ visitabile in orario di apertura del museo gratuitamente!

LE FONTANELLE RIONALI

Sapevate che a Roma esistono delle piccole opere d’arte chiamate: Fontanelle rionali! Risalgono agli anni 20 quando il periodo fascista commissionò all’ architetto Pietro Lombardi 9 fontanelle per i corrispettivi rioni di Roma e di comporle con gli elementi caratteristici del luogo dove sarebbero poi state collocate.

 FONTANA DELLE ANFORE TESTACCIO

Collocata in zona Testaccio le anfore rappresentavano il più diffuso contenitori di generi alimentari soprattutto in una zona così commerciale che rappresentava un punto di raccordo per lo scambio merci con la vicina Ostia… molti dei frammenti di queste anfore furono ammassati nella vicina pianura da qui il Monte Testaccio…

Fontana delle Anfore – Rione Testaccio

 FONTANA DELLA BOTTE

Posizionata nel rione Trastevere in Via della Cisterna, la fontana raffigura il caratello romanesco tipica botticella romana utilizzata per trasportare vino dai castelli… usato nelle osterie di Trastevere!

Fontana delle Botti – Trastevere

FONTANA DELLA PIGNA

Situata nel rione Pigna in Piazza San Marco il rione prende questo nome per via di un grande ritrovamento: la pigna che decorava il Tempio di Iside…

Fontana della Pigna – Rione Pigna

 FONTANA DELLE TIARE

Situata nel rione Borgo vicino alla Porta Angelica la fontana e’ composta da Tiare Papali alternate alle grandi chiavi di San Pietro

Fontana delle Tiare – Rione Borgo

  LA FONTANA DEI LIBRI

La fontana dei libri e’ nel rione Sant’ Eustachio che prende questo nome per via dell’ apparizione che ebbe un ufficiale romano: mentre era a caccia tra i boschi gli apparve un cervo che tra le corna recava l’ immagine di Cristo, l’ufficiale si converti prendendo il nome di Eustachio e dopo il suo martirio la casa venne trasformata in una chiesa! L’ immagine dei libri per via della vicina università…

La Fontana dei Libri – Rione Sant’ Eustachio

 LA FONTANA DEGLI ARTISTI

 Nel rione Campo Marzio e precisamente in Via Margutta una fontanella tutta dedicata agli artisti caratteristica di questo quartiere al centro le due maschere rappresentanti la conflittualità dell’ artista !

La Fontana degli Artisti – Rione Campo Marzio

 LA FONTANA DELLE PALLE DI CANNONE

Situata dietro Castel Sant’ Angelo per ricordare la vicina fortezza una fontana raffigurante anche tanti simboli di guerra!

La Fontana delle Palla da Cannone – Rione Castel Sant’ Angelo

FONTANA DEL TIMONE 

Situata nel rione Ripa dove sorgeva l’ antico porto di Roma fino al 1870 anno in cui furono costruiti i muraglioni del Tevere…

Fontana del Timone – Rione Ripa

 FONTANA DEI MONTI 

Si trova nel rione Monti in Via San Vito… riporta i tre colli che ne determinano il perimetro: l’ Esquilino, il Viminale e Celio!

Fontana dei Monti – Rione Monti

 Si trova nel rione Monti in Via San Vito… riporta i tre colli che ne determinano il perimetro: l’ Esquilino, il Viminale e Celio!

IL FONTANONE AL GIANICOLO

Ci domandiamo se nelle altre città le”notti d’estate” hanno lo stesso fascino di quelle romane … dove i ricordi rimangono indelebili e le emozioni si contornano di magia!!!
Merito soprattutto di angoli segreti che la nostra tanto generosa Roma sa regalarti… ed è proprio davanti ad un simile spettacolo che capisci che questo è l’unico posto al mondo chiamato casa…  

    



 

I “CHIOSTRI” DI ROMA: UNA TESTIMONIANZA MEDIOEVALE

Sapevate che a Roma esistono incredibili esempi di arte medioevale in perfetto stato di conservazione ma risultano molto spesso nascosti agli occhi della città e dei suoi abitanti!

Stiamo parlando dei chiostri! che per definizione sono rappresentati da un cortile quadrangolare, circondato da portici, sito all’ interno di un monastero e svolge una funzione essenzialmente pratica: collega i vari ambienti del complesso monastico.

Chiostro San Giovanni in Laterano Roma
Chiostro San Giovani in Laterano Roma

Il più grande chiostro a Roma, un capolavoro risalente al 1222 è Il chiostro di San Giovanni in Laterano, a pianta quadrata, con coppie di colonnine di foggia diversa: lisce, a spirale, intrecciate, intarsiate di mosaici lucenti. Anche i capitelli risultano tutti differenti: a foglie intarsiate, con figure di personaggi oppure di animali veri o immaginari.

Il chiostro è opera di Pietro Vassalleto senior e Vassalletto junior, della famiglia dei Cosmati, sotto al porticato vi sono i frammenti della vecchia basilica e tra questi l’antica porta di bronzo della Scala Santa.

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Il più importante Chiostro di Roma

Un ricco repertorio iconografico influenzato dalla tradizione araba, egizia, romana e dai bestiari medioevali. La sontuosa trabeazione esterna, impostata su più livelli, rappresenta l’ elemento più prezioso del chiostro. Tra il  XVI e il  XIX secolo, furono trasportati nel chiostro vari resti di monumenti demoliti nell’ interno della basilica medioevale, oltre a iscrizioni, reperti e rilievi di epoca romana rinvenuti nell’ area del Laterano.

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Il chiostro del monastero lateranense, con le decorazioni cosmatesche

COSA C’ E’ DIETRO LA FAMOSA SERRATURA

Uno dei luoghi più nascosti e suggestivi di Roma è situato sul colle Aventino… parliamo del famoso “buco della serratura” ! Vi siete mai chiesti cosa nasconde il nobile portone che regala ogni giorno a romani e turisti una vista da mozzare il fiato del “Cupolone” ?

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Si tratta di una delle più belle ville di Roma sede dell’Ambasciata del Priorato dei Cavalieri di Malta, oggi noto più semplicemente con il nome di “Ordine di Malta”.

Prima monastero benedettino poi successivamente nel medioevo, per via della sua posizione strategica, soppresso l’Ordine dei Templari, il convento passò in mano ai Cavalieri di Rodi, la confraternita religiosa istituita in Terra Santa dal monaco amalfitano Gerardo per dare assistenza ospedaliera ed alberghiera ai pellegrini in visita al Santo Sepolcro; questa nel 1522 cambiò nome in Sovrano Ordine di Malta e qui si ebbe il Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta.

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Nel 1765 Giovan Battista Piranesi fu l’autore della ristrutturazione della piazza e della nuova facciata della chiesa di S.Basilio, in questa occasione ribattezzata S.Maria del Priorato. La piazza conserva una delle leggende più affascinanti di Roma: per prima cosa, si vuole che tutto il colle Aventino sarebbe, in realtà, un’unica, immensa nave, sacra ai Cavalieri Templari, pronta, prima o poi, a salpare per la Terra Santa.

Giovan Battista Piranesi, segreto ammiratore dell’Ordine, ristrutturò la zona inserendovi tutta una serie di simboli, riferimenti, architetture, cifre e motti che la farebbero riconoscere, nei secoli, da chi possiede la giusta chiave di interpretazione. In pratica il colle sarebbe tutto un simbolo della nave templare: la parte meridionale, quella che scende fino al Tevere ed è tagliata come una grande lettera V, è la prua della nave, la porta d’ingresso della Villa dei Cavalieri di Malta è l’entrata al cassero del veliero, i labirinti dei giardini, posti dietro al portone, sono simbolicamente il dedalo delle funi del sartiame, i parapetti del parco rappresentano gli spalti della tolda e la selva di obelischi che adornano la piazza altro non sono che gli alberi dell’imbarcazione occulta. Gli strani simboli che si possono notare sugli obelischi sarebbero proprio i simboli cari alla Massoneria, segreti messaggi a coloro che sono al corrente della “scrittura esoterica”.
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BENVENUTI NELLA RESIDENZA DI NERONE… LA “DOMUS AUREA” !!!

La Domus Aurea (“casa d’oro” in latino) era la Villa urbana costruita dall’imperatore romano Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C..  La Domus Aurea, è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 1980. Costruita in mattoni e in pietra e nei pochi anni tra l’incendio e la morte di Nerone nel 68, gli estesi rivestimenti in oro colato che le diedero il suo nome non erano gli unici elementi stravaganti dell’arredamento: vi erano soffitti stuccati incrostati di pietre semi-preziose e lamine d’avorio. Plinio il Vecchio assistette alla sua costruzione.

La residenza dell’ imperatore giunse a comprendere il Palatino, le pendici dell’Esquilino (Oppio) e parte del Celio, per un’estensione di circa 250 ettari. La maggior parte della superficie era occupata da giardini, con padiglioni per feste o di soggiorno. Al centro dei giardini, che comprendevano boschi e vigne, nella piccola valle tra i tre colli, esisteva un laghetto, in parte artificiale, sul sito del quale sorse più tardi il Colosseo. Nerone commissionò anche una colossale statua in bronzo di 35 metri raffigurante se stesso, vestito con l’abito del dio-sole romano Apollo, il Colossus Neronis, che fu posto di fronte all’entrata principale del palazzo sul Palatino. Il colosso fu successivamente riadattato con le teste di vari successivi imperatori, prima che Adriano lo spostasse per far posto al tempio di Venere e Roma e l’Anfiteatro Flavio prese quindi il nome di Colosseo nel Medio Evo, proprio da questa statua. La vera residenza di Nerone rimase comunque nei palazzi imperiali del Palatino.

La parte conservata al di sotto delle successive terme di Traiano sul colle Oppio era essenzialmente una villa per feste, con 300 stanze e non una camera da letto e neppure sono state scoperte cucine o latrine. Le camere rivestite di marmo finemente levigato componevano intricate planimetrie, composte di nicchie ed esedre che concentravano o disperdevano la luce del sole. V’erano piscine sui vari piani, e fontane nei corridoi. Nerone s’interessò in ogni dettaglio del progetto, secondo gli Annali di Tacito, e supervisionava direttamente gli architetti Celere e Severo.

Alcune delle stravaganze della Domus Aurea ebbero ripercussioni sul futuro. Gli architetti disegnarono due delle sale da pranzo principali in modo che fiancheggiassero un cortile ottagonale, sormontato da una cupola con un gigantesco abbaino centrale che lasciava entrare la luce del giorno. La cupola era completamente costruita in cementizio ed impostata su di un ottagono di base; la prima parte della cupola segue un andamento a spicchi ottagonali, mentre la seconda parte assume una forma circolare.

La parte centrale sormontata dalla cupola svolge funzione di un triclino romano, dove l’imperatore si manifestava come divino, tramite gli effetti di luce che l’abbaino della cupola filtrava, assimilandosi al dio Apollo.

Alla pianta ottagonale si riconducono pure degli spazi laterali che fungevano sia da ambulacri che da elementi dicontraffortamento per la cupola; a questi spazi si accedeva tramite delle grandi luci sovrastate da piattabande in laterizio.

Fu questo, probabilmente uno dei modelli da cui trasse ispirazione la celeberrima cupola del Pantheon: si tratta in effetti di un esempio precoce dell’utilizzo della tecnica del cementizio, che era stata elaborata dai romani a partire dal II secolo a.C. per lo sviluppo di ampi e articolati spazi interni, tipico dell’architettura romana. Un’altra innovazione era destinata ad avere una grande influenza sull’arte futura: Nerone pose i mosaici, precedentemente riservati ai pavimenti, sui soffitti a volta. Ne sopravvivono soltanto dei frammenti, ma questa tecnica sarebbe stata imitata costantemente, per diventare un elemento fondamentale dell’arte cristiana: i mosaici che decorano innumerevoli chiese a Roma, Ravenna, Costantinopoli e in Sicilia.

Si tramanda che gli architetti Celere e Severo avessero creato anche un ingegnoso meccanismo, mosso da schiavi, che faceva ruotare il soffitto della cupola come i cieli dell’astronomia antica, mentre veniva spruzzato profumo insieme a petali di rosa che cadevano sui partecipanti al banchetto.

«Nerone tenne le feste migliori di tutti i tempi», spiegò l’archeologo Wallace – Hadrill ad un giornalista alla riapertura della Domus Aurea nel 1999, dopo anni di chiusura per restauri. «Trecento anni dopo la sua morte, durante gli spettacoli pubblici, venivano ancora distribuiti gettoni con la sua effigie — un “souvenir” del più grande showman di tutti». Nerone, ossessionato dal suo status d’artista, certamente guardava alle sue feste come opere d’arte.

Gli affreschi ricoprivano ogni superficie che non fosse ancor più rifinita; si tratta di uno dei primi esempi di quarto stile pompeiano. L’artista principale era Fabullus. La tecnica dell’affresco, applicata al gesso fresco, richiede un tocco veloce e sicuro: Fabullo e i suoi collaboratori ricoprirono una percentuale impressionante dell’area. Plinio, nella sua Storia Naturale, racconta come Fabullo si recasse solo per poche ore al giorno alla Domus, per lavorare solo quando la luce era adatta.

Dopo la morte di Nerone, il terreno della Domus Aurea venne «restituito al popolo romano» dagli imperatori successivi. In circa un decennio la dimora neroniana venne spogliata dei suoi rivestimenti preziosi: i cantieri per le terme di Tito erano già avviati nel 79 d.C. Vespasiano utilizzò lo spazio in cui era stato scavato il lago artificiale per costruire l’Anfiteatro Flavio, col Colossus Neronis nei suoi pressi. Anche le terme di Traiano ed il Tempio di Venere e Roma risiedono nel terreno occupato dalla Domus.

In quarant’anni, la Domus Aurea fu completamente sepolta sotto nuove costruzioni, ma paradossalmente questo fece in modo che i “grotteschi” dipinti potessero sopravvivere; la sabbia funzionò come le ceneri vulcaniche di Pompei, proteggendoli dal loro eterno nemico, l’umidità.

Quando un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle Oppio alla fine del XV secolo, si ritrovò in una strana grotta, piena di figure dipinte. Ben presto i giovani artisti romani presero a farsi calare su assi appese a corde per poter vedere loro stessi. Gli affreschi scoperti allora sono ormai sbiaditi in pallide macchie grigie sul gesso, ma l’effetto di queste decorazioni grottesche, per l’appunto, furono elettrizzanti per l’intero Rinascimento. Quando il Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo s’infilarono sotto terra e furono fatti scendere lungo dei pali per poter studiare queste immagini, ebbero una rivelazione di quel che era il vero mondo antico. Essi, ed altri artisti che, come Marco Palmezzano, lavoravano a Roma in quegli anni, si diedero a diffondere anche nel resto d’Italia tali “grottesche”.

Il progetto Domus Aurea, raggiunge un secondo importante traguardo con la messa in sicurezza dei maestosi ambienti, chiusi in seguito al crollo della galleria III nel 2005, e, dopo una breve riapertura, nuovamente chiusi per le continue percolazioni e la minaccia di ulteriori crolli.

Un progetto titanico e ambizioso quello del recupero strutturale e artistico del palazzo imperiale, come i numeri che riguardano il monumento: un’estensione di 16mila metri quadrati, 153 ambienti noti, 250 metri di fronte sul Colle Oppio per 12 metri di altezza, per un totale di 30mila metri quadri di superficie, decorata a stucco e affrescata, da restaurare interamente. Oltre 18 milioni di euro già stanziati, per una cifra che a regime dovrebbe aggirarsi intorno ai 31 milioni di euro al 2018, data prevista per la chiusura dei lavori.

E’ per far fronte a questi numeri straordinari che la Soprintendenza speciale di Roma e il Ministero dei beni culturali e del turismo hanno sviluppato l’idea della raccolta fondi online a supporto del progetto Domus Aurea, sfruttando l’ArtBonus, il credito d’imposta per le donazioni a favore di musei, siti di interesse storico e archeologico e opere d’arte da restaurare, contenuto nel decreto Cultura.

Allo scopo è nato un sito – www.cantieredomusaurea. it – per la raccolta fondi con moneta elettronica, in grado di rilasciare ricevute conformi e monitorare lo stato delle donazioni. Il primo esempio in Italia di sperimentazione di una piattaforma nel crowdfundingdedicato alla tutela del patrimonio artistico, promosso da una campagna televisiva in collaborazione con Sky Arte.

Il nuovo percorso di visita, su prenotazione obbligatoria e per gruppi di massimo 25 persone, si articola in quindici tappe che illustrano i progressi del cantiere, e, proprio per questo, soggetto a periodiche revisioni.  Rispetto all’apertura del 1999 l’area aperta al pubblico è raddoppiata, consentendo l’accesso all’ala Ovest della Domus, nelle aule del peristilio sempre chiuse nel passato.

Per le informazioni su modalità di visita, biglietti e prenotazioni visitare il sito: www.coopculture.it

SPIARE ROMA DA UNA SERRATURA: BENVENUTI ALL’ AVENTINO

Se volete trascorrere una giornata immersi nel verde ma anche nella cultura potete passeggiare nella magnifica cornice del colle Aventino.

Nella zona del Circo Massimo, il colle Aventino è conosciuto per le bellissime chiese di origine medievale,  Santa Sabina, Sant’ Anselmo, Santa Prisca, Sant’Alessio, San Saba e Santa Balbina, ma anche per il suoRoseto Comunale, con i suoi 10.000 metri quadri è trai più belli al mondo, e per il Giardino degli Aranci da cui si gode di un panorama suggestivo.

La particolarità di camminare lungo le vie dell’ Aventino è che si esce dal caos e dalla frenesia che avvolgono Roma giornalmente, la zona è infatti molto tranquilla e silenziosa. C ’è una piccola ‘sorpresa’ per chi vuole godersi un panorama suggestivo : il buco della serratura della porta del Priorato dei Cavalieri di Malta.

Proseguendo dopo il Giardino degli Aranci, a Piazza Cavalieri di Malta vi è la Villa del Priorato di Malta. Se la porta della villa è chiusa troverete sicuramente delle persone in fila. Stanno aspettando di poter poggiare l’occhio sul grande portone e di guardare attraverso il buco della serratura. Qui si può ammirare una splendida prospettiva della Cupola di San Pietro, che appare lungo il viale dei Giardini dell’ Ordine, costeggiato da alberi.

 

 La vista è davvero emozionante sia di giorno che di notte, e inaspettata per chi non ne è a conoscenza. E’ sicuramente un’ occasione per scattare delle foto particolari della vista del “Cupolone”. Non c’è mai una lunga fila e in ogni caso l’attesa sarà comunque ripagata, soprattutto se non vi capita di passare in questa zona di frequente. Il buco della serratura è infatti un gioco prospettico che può rendere la vista della Cupola diversa dal solito, ed emozionante.

RITROVATO ARCO DI TITO AL CIRCO MASSIMO

Fantastica scoperta per gli archeologi della Sovrintendenza capitolina che hanno ritrovato, durante i lavori di scavo e restauro dell’emiciclo del Circo Massimo, alcuni grandi frammenti dell’Arco di Tito.

Le indagini, ancora in corso, sono risultate molto complesse poiché lo scavo è realizzato al di sotto della falda di acqua che ricopre gran parte delle strutture archeologiche. E’ stato riscoperto il pavimento antico in lastre di travertino e sono stati messi in luce tre plinti  frontali  e parte del plinto della quarta colonna. Il potente strato di riporto che copriva parte delle strutture antiche ha permesso anche la conservazione di alcune strutture murarie tardoantiche o altomedievali di particolare importanza, attualmente  in fase di studio.

Frammenti dell' Arco di Tito al Circo Massimo
Frammenti dell’ Arco di Tito al Circo Massimo

In attesa delle nuove risorse necessarie per l’eliminazione delle infiltrazioni d’acqua, per la ricostruzione con la tecnica dell’anastilosi dell’arco, nonché per evitare rischi di danneggiamento, tra pochi giorni l’area del ritrovamento sarà reinterrata. L’ ampiezza dell’arco è stata calcolata in circa 17 metri,  per una profondità di circa 15, mentre  le colonne  dovevano sviluppare un’altezza di oltre 10 metri. Un monumento che, nel complesso più piccolo di quello di Settimio Severo (sulla Sacra via), doveva impressionare non poco,  per magnificenza e ricchezza di decorazioni, i visitatori che entravano in Roma dalla Via Appia attraverso la vicina  Porta Capena.

Ricostruzione dell' Arco di Tito facciata principale
Ricostruzione dell’ Arco di Tito facciata principale

UN ANGOLO LIBERTY NEL CUORE DI ROMA 

La galleria Sciarra fa parte delle opere di urbanizzazione volute dall’alta borghesia romana. Si trova in via Minghetti, una traversa di via del Corso, e sorge al centro del complesso edilizio che parte dal Banco di Roma e termina con il teatro Quirino su via delle Vergini.

Autore della galleria è l’architetto Giulio De Angelis, che progettò un cortile pedonale a pianta cruciforme, coperto da un’elegante volta a padiglione nervata in ferro e vetro. I due atri d’ingresso sono impreziositi da esili colonne in ghisa dipinta che, nonostante l’apparente leggerezza, assolvono funzioni portanti.

Il tema dominante è nella struttura è l’ esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre. Carolina Colonna Sciarra, donna per eccellenza perché madre del principe Maffeo, è particolarmente esaltata attraverso il ricorrente uso delle sigle CCS, acronimo del suo nome, negli scudi accompagnati sui vani d’ingresso dallo stemma di famiglia, composto da quello Barberini e Colonna con il palo della chiesa al centro e l’iscrizione MS, cioè Maffeo Sciarra.

Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro – colonna, finemente decorati, che si alternano alle porte finestre dai neri infissi. Il vano centrale a tutta altezza, invece, tre volte più alto rispetto ai due lati, è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura a vista in ferro scuro. Lo stesso materiale è rispeso nei dettagli dei parapetti, dei balconi e delle finestre in ferro battuto sempre realizzate da Cellini. Nel suo complesso la galleria Sciarra manifesta una doppia anima, al passo con i tempi nell’uso di grandi superfici vetrate ed elementi in ferro, più nostalgico e classicheggiante nel ricco apparato decorativo e nelle forme architettoniche.

PIOGGIA DI PETALI DI ROSE AL PANTHEON

Lancio di petali rossi dall’ oculus centrale del Patheon in occasione della Pentecoste romana

Una pioggia di petali rossi cadrà all’interno del Pantheon di Roma il 24 maggio 2015, in occasione della Pentecoste (nel 50esimo giorno dalla Pasqua), la ricorrenza che, nella tradizione religiosa, celebra la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo.

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Pioggia di petali rossi dall’ Oculus del Pantheon

Al termine della cerimonia, i vigili del fuoco saliranno sulla sommità della cupola del Pantheon (ad un’altezza di 43 metri) e, dall’apertura circolare dell’edificio, lasceranno cadere migliaia di petali di rose rosse dei fedeli.

L’ appuntamento è alle 10.30 per la Messa Capitolare della Solennità di Pentecoste prima di assistere a questo spettacolo davvero suggestivo.

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Petali rossi fatti cadere dai vigili del fuoco (foto Corriere.it)

Lasciatevi travolgere dal dolce profumo di petali rossi … ancora un’ occasione di vivere Roma in un modo unico e speciale!

La curiosità. La cerimonia, dopo essere stata sospesa per alcuni anni, è stata ripristinata nel 1995. La rosa, per i cristiani, rappresenta anche lo Spirito Santo. Tuttavia, le rose della Pentecoste non devono essere confuse con quelle mariane, perché la rosa legata alla Madonna nella tradizione cristiana (Rosa mistica) è di color bianco e non rosso.

Un luogo sconosciuto di Roma: “La Casina delle Civette”

La scorsa domenica approfittando della bellissima giornata di primavera abbiamo visitato Villa Torlonia uno dei parchi più belli della Capitale, e con l’ occasione siamo ritornati in un luogo che non vedevamo da diverso tempo.

Casina delle Civette di Villa Torlonia
Casina delle Civette facciata principale

Sapevate, infatti, che al suo interno esiste un luogo incantato popolato da creature fantastiche pieno di misticismo e magia! Stiamo parlando della Casina delle Civette ex residenza della famiglia Torlonia, oggi uno dei poli attrattivi di Villa Torlonia! Il nome deriva dal tema ricorrente delle civette all’interno e all’esterno della casina. Nell’ Ottocento era conosciuta come Capanna Svizzera per l’aspetto rustico simile a quello di un rifugio alpino o di uno chalet svizzero.

Casina delle Civette Villa Torlonia Roma
Casina delle Civette Villa Torlonia Roma

Solo agli inizi del novecento fu trasformata in eclettico villino, residenza del principe di Torlonia. Non è solo un luogo unico nel suo genere, ma le fantastiche vetrate che caratterizzano la struttura sono un vero e proprio esempio di liberty dove è possibile ammirare l’evoluzione della tecnica del vetro in opere come “Civette”, “I migratori” o “La fata” di Duilio Cambellotti oppure il mondo animale ben rappresentato dai “Cigni” e dai “pavoni” di Umberto Bottazzi, mentre gli elementi naturalistici sono disegnati da Paolo Paschetto, come “Rose, nastri e farfalle” o “Ali e fiamme”. Il mondo simbolico compare nella maravigliosa vetrata intitolata “L’idolo” di Vittorio Grassi.

Quando nel 1978 il Comune di Roma acquisì la Villa, sia gli edifici sia il parco erano in condizioni disastrose.
L’incendio del 1991 ha aggravato le condizioni di degrado della Casina, unitamente a furti e vandalismi. L’immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.

Vi invitiamo, quindi, a visitare questo luogo incantato indicato soprattutto per i più piccoli che ne rimarranno affascinati.

Per maggiori informazioni: www.museivillatorlonia.it