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UN ANGOLO LIBERTY NEL CUORE DI ROMA 

La galleria Sciarra fa parte delle opere di urbanizzazione volute dall’alta borghesia romana. Si trova in via Minghetti, una traversa di via del Corso, e sorge al centro del complesso edilizio che parte dal Banco di Roma e termina con il teatro Quirino su via delle Vergini.

Autore della galleria è l’architetto Giulio De Angelis, che progettò un cortile pedonale a pianta cruciforme, coperto da un’elegante volta a padiglione nervata in ferro e vetro. I due atri d’ingresso sono impreziositi da esili colonne in ghisa dipinta che, nonostante l’apparente leggerezza, assolvono funzioni portanti.

Il tema dominante è nella struttura è l’ esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre. Carolina Colonna Sciarra, donna per eccellenza perché madre del principe Maffeo, è particolarmente esaltata attraverso il ricorrente uso delle sigle CCS, acronimo del suo nome, negli scudi accompagnati sui vani d’ingresso dallo stemma di famiglia, composto da quello Barberini e Colonna con il palo della chiesa al centro e l’iscrizione MS, cioè Maffeo Sciarra.

Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro – colonna, finemente decorati, che si alternano alle porte finestre dai neri infissi. Il vano centrale a tutta altezza, invece, tre volte più alto rispetto ai due lati, è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura a vista in ferro scuro. Lo stesso materiale è rispeso nei dettagli dei parapetti, dei balconi e delle finestre in ferro battuto sempre realizzate da Cellini. Nel suo complesso la galleria Sciarra manifesta una doppia anima, al passo con i tempi nell’uso di grandi superfici vetrate ed elementi in ferro, più nostalgico e classicheggiante nel ricco apparato decorativo e nelle forme architettoniche.

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PIOGGIA DI PETALI DI ROSE AL PANTHEON

Lancio di petali rossi dall’ oculus centrale del Patheon in occasione della Pentecoste romana

Una pioggia di petali rossi cadrà all’interno del Pantheon di Roma il 24 maggio 2015, in occasione della Pentecoste (nel 50esimo giorno dalla Pasqua), la ricorrenza che, nella tradizione religiosa, celebra la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo.

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Pioggia di petali rossi dall’ Oculus del Pantheon

Al termine della cerimonia, i vigili del fuoco saliranno sulla sommità della cupola del Pantheon (ad un’altezza di 43 metri) e, dall’apertura circolare dell’edificio, lasceranno cadere migliaia di petali di rose rosse dei fedeli.

L’ appuntamento è alle 10.30 per la Messa Capitolare della Solennità di Pentecoste prima di assistere a questo spettacolo davvero suggestivo.

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Petali rossi fatti cadere dai vigili del fuoco (foto Corriere.it)

Lasciatevi travolgere dal dolce profumo di petali rossi … ancora un’ occasione di vivere Roma in un modo unico e speciale!

La curiosità. La cerimonia, dopo essere stata sospesa per alcuni anni, è stata ripristinata nel 1995. La rosa, per i cristiani, rappresenta anche lo Spirito Santo. Tuttavia, le rose della Pentecoste non devono essere confuse con quelle mariane, perché la rosa legata alla Madonna nella tradizione cristiana (Rosa mistica) è di color bianco e non rosso.

Un luogo sconosciuto di Roma: “La Casina delle Civette”

La scorsa domenica approfittando della bellissima giornata di primavera abbiamo visitato Villa Torlonia uno dei parchi più belli della Capitale, e con l’ occasione siamo ritornati in un luogo che non vedevamo da diverso tempo.

Casina delle Civette di Villa Torlonia
Casina delle Civette facciata principale

Sapevate, infatti, che al suo interno esiste un luogo incantato popolato da creature fantastiche pieno di misticismo e magia! Stiamo parlando della Casina delle Civette ex residenza della famiglia Torlonia, oggi uno dei poli attrattivi di Villa Torlonia! Il nome deriva dal tema ricorrente delle civette all’interno e all’esterno della casina. Nell’ Ottocento era conosciuta come Capanna Svizzera per l’aspetto rustico simile a quello di un rifugio alpino o di uno chalet svizzero.

Casina delle Civette Villa Torlonia Roma
Casina delle Civette Villa Torlonia Roma

Solo agli inizi del novecento fu trasformata in eclettico villino, residenza del principe di Torlonia. Non è solo un luogo unico nel suo genere, ma le fantastiche vetrate che caratterizzano la struttura sono un vero e proprio esempio di liberty dove è possibile ammirare l’evoluzione della tecnica del vetro in opere come “Civette”, “I migratori” o “La fata” di Duilio Cambellotti oppure il mondo animale ben rappresentato dai “Cigni” e dai “pavoni” di Umberto Bottazzi, mentre gli elementi naturalistici sono disegnati da Paolo Paschetto, come “Rose, nastri e farfalle” o “Ali e fiamme”. Il mondo simbolico compare nella maravigliosa vetrata intitolata “L’idolo” di Vittorio Grassi.

Quando nel 1978 il Comune di Roma acquisì la Villa, sia gli edifici sia il parco erano in condizioni disastrose.
L’incendio del 1991 ha aggravato le condizioni di degrado della Casina, unitamente a furti e vandalismi. L’immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.

Vi invitiamo, quindi, a visitare questo luogo incantato indicato soprattutto per i più piccoli che ne rimarranno affascinati.

Per maggiori informazioni: www.museivillatorlonia.it

LE DOMUS ROMANE DI PALAZZO VALENTINI

Sapevate che sotto il palazzo della Provincia di Roma ( situato tra Piazza Venezia e Via Nazionale) dall’ ottobre 2010 esiste un tesoro di incredibile bellezza e sconosciuto a molti romani… si tratta dell’ area archeologica delle domus romane.
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Le Domus Romane di Palazzo Valentini Roma

 Il progetto di riqualificazione, ricerca e musealizzazione, interamente curato da storici dell’arte, archeologi e architetti, tutti in forze all’Amministrazione Provinciale, ha dato risultati di eccezionale rilevanza perché le scoperte hanno consentito di ricostruire un importante tassello della topografia antica, medioevale e moderna della città.

La visita tra i resti di “Domus” patrizie di età imperiale, appartenenti a potenti famiglie dell’epoca, forse a senatori, con mosaici, pareti decorate, pavimenti policromi, basolati e altri reperti, rappresenta un’esperienza davvero emozionante e suggestiva.

 Le Domus sotto palazzo Valentini ricoprono un’area di circa 500 metri quadrati,; una zona termale privata con vasche di acqua calda e fredda, una domus di magistrati e senatori del III sec. d.c.. tra gli oggetti antichi ritrovati anche due sculture del ii sec. d.c. di grandi dimensioni e di elevata qualita’ artistica che rappresentano due togati. Il ritrovamento dimostra l’esistenza di un quartiere esclusivo immediatamente dietro il foro di traiano e al centro degli edifici pubblici dell’antica Roma.

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Ricostruzione virtuale curata da Piero Angela

Il progetto di riqualificazione dell’area archeologica è stato supportato da un intervento di valorizzazione curato da Piero Angela e da un’équipe di tecnici ed esperti, quali Paco Lanciano e Gaetano Capasso, che hanno ridato vita alle testimonianze del passato attraverso ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati.

Il visitatore ha così la possibilità di veder “rinascere” strutture murarie, ambienti, peristili, terme, saloni, decorazioni, cucine, arredi, compiendo in tal modo un viaggio virtuale dentro una grande Domus dell’antica Roma.

 Il percorso – reso accessibile dal 16 ottobre 2010 in seguito all’ultimazione degli interventi di riqualificazione – è completato da un grande plastico ricostruttivo dell’area in età romana e delle varie fasi storiche di Palazzo Valentini, grazie al quale il visitatore può ricollocarsi all’interno del contesto urbano attraverso le sue numerose stratificazioni storiche.

Un esempio unico e prezioso di come il patrimonio artistico dell’antichità, riconsegnato da un’opera attenta e rigorosa di restauro e riqualificazione, possa essere valorizzato attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

A testimonianza del successo di pubblico, il 16 settembre 2013 è pervenuta da parte di TripAdvisor la comunicazione dell’assegnazione alle Domus Romane di Palazzo Valentini del premio “Travellers Choice Attractions Award”.

Un esempio unico e prezioso di come il patrimonio artistico dell’antichità, riconsegnato da un’opera attenta e rigorosa di restauro e riqualificazione, possa essere valorizzato attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per prenotare la visita alle Domus Romane, per conoscere gli orari d’ingresso e per altre informazioni utili, consultare il sito  http://www.palazzovalentini.it

ORARI
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.30 (partenza ultima visita)
Chiuso: il martedì, 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio
Per motivi di sicurezza gli ingressi sono limitati

ALLA SCOPERTA DI UN LUOGO SEGRETO: IL QUARTIERE COPPEDE’

Tra il Colosseo, Fontana di Trevi e Piazza San Pietro, non si può tralasciare il Quartiere Coppedè. Un esperimento artistico-architettonico molto audace intrapreso a Roma, qui si fondono liberty, neogotico, kitsch, barocco e modernismo. E lo fanno alla perfezione.

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Quartiere Coppedè

In realtà, la definizione di quartiere, per questo complesso di edifici attorno al nucleo di piazza Mincio, tra via Tagliamento e piazza Buenos Aires, è eccessivo. Ed in effetti la zona detta “Coppedè” fa parte del quariere Trieste. Deve il nome a Luigi Coppedè, architetto, scultore e decoratore che, mescolando diversi stili, ha dato vita ad un angolo di Roma senza tempo.

L’intero quartiere si può considerare una pietra miliare dell’eclettismo: unisce lo stile tetro del gotico a quello classico di ispirazione greca, così come cancellate e torrette dal gusto medievale a stucchi barocchi e decorazioni liberty. Inutile dare definizioni: passeggiando per le strade del quartiere Coppedè sembra di essere immersi in una bolla: complice il silenzio, così diverso dal caos delle vie circostanti, ma anche l’atmosfera, da film.

In tutto, il quartiere Coppedè è composto da diciotto palazzi e altri ventisette tra palazzine ed altri edifici. Il modo più suggestivo per arrivarci è attraversare il grande arco che congiunge i due Palazzi degli Ambasciatori all’angolo tra via Arno e via Tagliamento: la particolarità è che sotto la volta interna dell’arco, decorato con elementi architettonici asimmetrici, si trova un grande lampadario in ferro battuto. Una volta superato l’arco che congiunge i palazzi degli Ambasciatori, ecco che si apre piazza Mincio, cuore del quartiere.

Al centro c’è la Fontana delle Rane, con la vasca principale poco più alta del livello stradale: forse anche per questo i Beatles secondo la leggenda ci fecero il bagno dopo una serata passata al Piper, poco lontano, nel 1965.

Ogni villino ha una storia disegnata direttamente sulla facciata con dei nomi davvero singolari, Ci sono i cosiddetti “Villini delle Fate”, dalle raffinatissime facciate esterne, dorate e con numerose figure di donne dipinte sopra. In queste palazzine dove si alternano travertino, terracotta, vetro, ferro battuto e legno viene esaltata Firenze, con la scritta “Fiorenza sei bella”: non a caso, poco lontano si possono riconoscere le figure di Dante e Petrarca.

 C’è anche il Palazzo del Ragno: prende il nome da un gigantesco aracnide, decorazione sopra al portone d’ingresso principale.

 Le strade del quartiere coppedè sono state utilizzate per le riprese di diversi lungometraggi dall’atmosfera noir, se non peggio. È il caso de “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, ma soprattutto di due film horror di Dario Argento come “L’uccello dalle piume di cristallo” e Inferno. In queste strade, poi, sono stati girati film come “Il presagio” e “Il profumo della signora in nero”.