IL TESORO DI PIAZZA NAVONA

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Cari amici,

il bello di vivere nella città eterna è che ogni giorno puoi fare una fantastica scoperta! Smartphone alla mano e complice una bellissima domenica di Febbraio ci siamo immersi in quest’affascinante Chiesa di Piazza Navona: SANT’ AGNESE in AGONE.

Per chi non fosse mai entrato in questo angolo di Paradiso ecco alcuni scatti che riescono solo in parte a catturare tutto il suo fascino.

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L’ aspetto attuale, come quasi tutta la restante Piazza Navona è dovuto a Papa Innocenzo X Pamphili che incaricò di ristrutturare tutta la piazza, sede dell’antico circo di Domiziano, a Carlo e Girolamo Rainaldi.

Ai Rainaldi fu affidato l’incarico di ricostruire la chiesa in luogo dell’antica cappella di S. Agnese ma le lentezze e le incertezze degli architetti spinsero Papa Innocenzo X, alcuni asserirono su intervento dell’influentissima Donna Olimpia, ad affidarne nel 1653 la realizzazione al Borromini.
Il Borromini non potè cambiare il progetto a croce greca ma modificò la facciata, rendendola concava, in tre parti di cui la centrale aggettante ed inserì nel progetto due agili campaniletti ai fianchi, ottenendo quindi l’effetto di far risaltare maggiormente la cupola.

La Storia di questo fantastico luogo si fonde con quella di Piazza Navona e dei suoi artisti, entrando al suo interno ciò che cattura subito lo sguardo è il magnifico dipinto della cupola raffigurante la Gloria di Sant’ Agnese.

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Vuole una tradizione popolare che Bernini avesse disegnato due delle figure allegoriche della fontana dei quattro fiumi posizionata difronte la Chiesa per burlarsi del rivale; in particolare, una delle due che guarda verso la chiesa, il Rio della Plata, avrebbe la mano sollevata come gesto di protezione dall’imminente caduta dell’edificio mentre l’ altra, il Nilo, nasconderebbe la testa sotto un velo per non vedere “l’orrenda opera” di Borromini: in realtà il capo velato è un riferimento allegorico al fatto che a quei tempi le origini del Nilo erano ancora sconosciute.

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Una tappa obbligatoria per chi ama Roma, fatevi catturare dalla sua bellezza e dalla magia di Piazza Navona… : )

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ALLA SCOPERTA DI UN LUOGO SEGRETO: IL QUARTIERE COPPEDE’

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Tra il Colosseo, Fontana di Trevi e Piazza San Pietro, non si può tralasciare il Quartiere Coppedè. Un esperimento artistico-architettonico molto audace intrapreso a Roma, qui si fondono liberty, neogotico, kitsch, barocco e modernismo. E lo fanno alla perfezione.

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Quartiere Coppedè

In realtà, la definizione di quartiere, per questo complesso di edifici attorno al nucleo di piazza Mincio, tra via Tagliamento e piazza Buenos Aires, è eccessivo. Ed in effetti la zona detta “Coppedè” fa parte del quariere Trieste. Deve il nome a Luigi Coppedè, architetto, scultore e decoratore che, mescolando diversi stili, ha dato vita ad un angolo di Roma senza tempo.

L’intero quartiere si può considerare una pietra miliare dell’eclettismo: unisce lo stile tetro del gotico a quello classico di ispirazione greca, così come cancellate e torrette dal gusto medievale a stucchi barocchi e decorazioni liberty. Inutile dare definizioni: passeggiando per le strade del quartiere Coppedè sembra di essere immersi in una bolla: complice il silenzio, così diverso dal caos delle vie circostanti, ma anche l’atmosfera, da film.

In tutto, il quartiere Coppedè è composto da diciotto palazzi e altri ventisette tra palazzine ed altri edifici. Il modo più suggestivo per arrivarci è attraversare il grande arco che congiunge i due Palazzi degli Ambasciatori all’angolo tra via Arno e via Tagliamento: la particolarità è che sotto la volta interna dell’arco, decorato con elementi architettonici asimmetrici, si trova un grande lampadario in ferro battuto. Una volta superato l’arco che congiunge i palazzi degli Ambasciatori, ecco che si apre piazza Mincio, cuore del quartiere.

Al centro c’è la Fontana delle Rane, con la vasca principale poco più alta del livello stradale: forse anche per questo i Beatles secondo la leggenda ci fecero il bagno dopo una serata passata al Piper, poco lontano, nel 1965.

Ogni villino ha una storia disegnata direttamente sulla facciata con dei nomi davvero singolari, Ci sono i cosiddetti “Villini delle Fate”, dalle raffinatissime facciate esterne, dorate e con numerose figure di donne dipinte sopra. In queste palazzine dove si alternano travertino, terracotta, vetro, ferro battuto e legno viene esaltata Firenze, con la scritta “Fiorenza sei bella”: non a caso, poco lontano si possono riconoscere le figure di Dante e Petrarca.

 C’è anche il Palazzo del Ragno: prende il nome da un gigantesco aracnide, decorazione sopra al portone d’ingresso principale.

 Le strade del quartiere coppedè sono state utilizzate per le riprese di diversi lungometraggi dall’atmosfera noir, se non peggio. È il caso de “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, ma soprattutto di due film horror di Dario Argento come “L’uccello dalle piume di cristallo” e Inferno. In queste strade, poi, sono stati girati film come “Il presagio” e “Il profumo della signora in nero”.