UN ANGOLO LIBERTY NEL CUORE DI ROMA 

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La galleria Sciarra fa parte delle opere di urbanizzazione volute dall’alta borghesia romana. Si trova in via Minghetti, una traversa di via del Corso, e sorge al centro del complesso edilizio che parte dal Banco di Roma e termina con il teatro Quirino su via delle Vergini.

Autore della galleria è l’architetto Giulio De Angelis, che progettò un cortile pedonale a pianta cruciforme, coperto da un’elegante volta a padiglione nervata in ferro e vetro. I due atri d’ingresso sono impreziositi da esili colonne in ghisa dipinta che, nonostante l’apparente leggerezza, assolvono funzioni portanti.

Il tema dominante è nella struttura è l’ esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre. Carolina Colonna Sciarra, donna per eccellenza perché madre del principe Maffeo, è particolarmente esaltata attraverso il ricorrente uso delle sigle CCS, acronimo del suo nome, negli scudi accompagnati sui vani d’ingresso dallo stemma di famiglia, composto da quello Barberini e Colonna con il palo della chiesa al centro e l’iscrizione MS, cioè Maffeo Sciarra.

Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro – colonna, finemente decorati, che si alternano alle porte finestre dai neri infissi. Il vano centrale a tutta altezza, invece, tre volte più alto rispetto ai due lati, è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura a vista in ferro scuro. Lo stesso materiale è rispeso nei dettagli dei parapetti, dei balconi e delle finestre in ferro battuto sempre realizzate da Cellini. Nel suo complesso la galleria Sciarra manifesta una doppia anima, al passo con i tempi nell’uso di grandi superfici vetrate ed elementi in ferro, più nostalgico e classicheggiante nel ricco apparato decorativo e nelle forme architettoniche.

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ALLA SCOPERTA DI UN LUOGO SEGRETO: IL QUARTIERE COPPEDE’

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Tra il Colosseo, Fontana di Trevi e Piazza San Pietro, non si può tralasciare il Quartiere Coppedè. Un esperimento artistico-architettonico molto audace intrapreso a Roma, qui si fondono liberty, neogotico, kitsch, barocco e modernismo. E lo fanno alla perfezione.

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Quartiere Coppedè

In realtà, la definizione di quartiere, per questo complesso di edifici attorno al nucleo di piazza Mincio, tra via Tagliamento e piazza Buenos Aires, è eccessivo. Ed in effetti la zona detta “Coppedè” fa parte del quariere Trieste. Deve il nome a Luigi Coppedè, architetto, scultore e decoratore che, mescolando diversi stili, ha dato vita ad un angolo di Roma senza tempo.

L’intero quartiere si può considerare una pietra miliare dell’eclettismo: unisce lo stile tetro del gotico a quello classico di ispirazione greca, così come cancellate e torrette dal gusto medievale a stucchi barocchi e decorazioni liberty. Inutile dare definizioni: passeggiando per le strade del quartiere Coppedè sembra di essere immersi in una bolla: complice il silenzio, così diverso dal caos delle vie circostanti, ma anche l’atmosfera, da film.

In tutto, il quartiere Coppedè è composto da diciotto palazzi e altri ventisette tra palazzine ed altri edifici. Il modo più suggestivo per arrivarci è attraversare il grande arco che congiunge i due Palazzi degli Ambasciatori all’angolo tra via Arno e via Tagliamento: la particolarità è che sotto la volta interna dell’arco, decorato con elementi architettonici asimmetrici, si trova un grande lampadario in ferro battuto. Una volta superato l’arco che congiunge i palazzi degli Ambasciatori, ecco che si apre piazza Mincio, cuore del quartiere.

Al centro c’è la Fontana delle Rane, con la vasca principale poco più alta del livello stradale: forse anche per questo i Beatles secondo la leggenda ci fecero il bagno dopo una serata passata al Piper, poco lontano, nel 1965.

Ogni villino ha una storia disegnata direttamente sulla facciata con dei nomi davvero singolari, Ci sono i cosiddetti “Villini delle Fate”, dalle raffinatissime facciate esterne, dorate e con numerose figure di donne dipinte sopra. In queste palazzine dove si alternano travertino, terracotta, vetro, ferro battuto e legno viene esaltata Firenze, con la scritta “Fiorenza sei bella”: non a caso, poco lontano si possono riconoscere le figure di Dante e Petrarca.

 C’è anche il Palazzo del Ragno: prende il nome da un gigantesco aracnide, decorazione sopra al portone d’ingresso principale.

 Le strade del quartiere coppedè sono state utilizzate per le riprese di diversi lungometraggi dall’atmosfera noir, se non peggio. È il caso de “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, ma soprattutto di due film horror di Dario Argento come “L’uccello dalle piume di cristallo” e Inferno. In queste strade, poi, sono stati girati film come “Il presagio” e “Il profumo della signora in nero”.