Roma Nascosta Palazzo Massimo Istorato

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“Tra le curiosità di Roma troviamo questo anonimo, ma allo stesso tempo speciale, palazzetto, situato nei pressi di Piazza Navona. Si tratta del Palazzo Massimo Istoriato, denominato così per le sue decorazioni pittoriche che ancora oggi, a fatica e sebbene a seguito di restauri ottocenteschi, abbelliscono la facciata del palazzetto, sin dal ‘500!
Ciò che rende così speciale questo posto sono le pitture stesse, che attestano come la famiglia proprietaria del palazzo fosse ricca e molto in vista all’epoca. La famiglia dei Massimo, infatti, discenderebbe secondo loro addirittura dal console romano Fabio Massimo detto il Temporeggiatore, protagonista della guerra tra Roma ed Annibale, capace di difendere Roma dal temibile generale cartaginese promuovendo, appunto, una tattica attendista.
Il loro alto lignaggio permise di possedere numerosi palazzi, conosciuti ancora oggi (cito Palazzo Massimo alle Terme, sede dell’omonimo museo, che sempre consiglio), tra cui il celebre Palazzo Massimo alle Colonne, chiamato così per la fila di colonne che ne contraddistingue la facciata. Ci troviamo praticamente sulla facciata opposta del palazzo che vedete in foto, lungo Corso Vittorio Emanuele II. Perché? A causa di alcuni vicissitudini che portano il grande caseggiato dei Massimo ad essere diviso in tre palazzine: Palazzo Massimo alle Colonne, Palazzo Massimo detto di Pirro e Palazzo Massimo Istoriato. Data questa piccola presentazione, torniamo a questi affreschi, forse realizzati da Daniele da Volterra, che celebrano il matrimonio tra Angelo Massimo e Antonietta Incoronati (metà del ‘500). Una sorta di cronaca dell’epoca, per festeggiare un matrimonio molto in vista. Solo le famiglie più ricche potevano permettersi qualcosa del genere.
Da citare anche la colonna di fronte alla palazzina, unica superstite dell’Odeon di Domiziano (una specie di antico auditorium voluto dall’imperatore nella seconda metà del I secolo d.C.), usato come cava di materiale e come fondamenta ai Palazzo Massimo. Ed infine, piccola chicca finale: al pianterreno di questo palazzo la prima tipografia di Roma aprì! Siamo nel 1467, quando due tedeschi, Corrado Pannatz e Arnold Sweynheym (allievi di Gutenberg), aprirono la loro stamperia. Il primo libro stampato di Roma? Pare fosse il “De civitate Dei” di Sant’Agostino (altri protendono per alcune lettere di Cicerone)”.
Fonte: Gianluca Pica (gianpica@hotmail.it).
Visitate la sua pagina ufficiale http://www.facebook.com/gianlucaguidaturistica
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SEGRETI E CURIOSITÀ SULLA FONTANA DI TREVI

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La fontana, così come la conosciamo oggi, venne completata nel XVIII secolo. Papa Clemente XII volle regalare alla città una fontana monumentale, così indisse un concorso pubblico per trovare un architetto. Nicola Salvi, il vincitore, impiegò quasi 30 anni per completare questo capolavoro tardo barocco, un trionfo di marmi e sculture.

Ma in quel punto esisteva già da tempo una fontana. Infatti, la Fontana di Trevi venne costruita in epoca romana come fulcro del sistema idrico della città. Venne concepita per garantire ai cittadini l’accesso a una fonte d’acqua di prima qualità. La fontana si trovava, come oggi, all’intersezione fra tre vie. Da qui il nome “Trevi“.

All’epoca aveva un aspetto molto più modesto: era una fontana con tre vasche separate, dove i passanti potevano bere, lavare i panni e rinfrescarsi. La fontana era il punto d’arrivo dell’Acquedotto dell’ Acqua Vergine, l’unico acquedotto romano ancora funzionante, a più di 2000 anni dalla sua costruzione.
Roma fu la prima città a introdurre l’idea di fontane pubbliche con acqua potabile e, ancora oggi, è la città con la più alta concentrazione di fontane in tutto il mondo.

Lo sapete che la decorazione della fontana comprende 30 specie di piante? Vi sono grappoli d’uva, fichi, edere, canne, piante sempreverdi e molte altre ancora. Ci sono anche alcuni animali: lumache e lucertole… l’invito è quello di andare a caccia e scoprirli tutti! La tradizione di lanciare una moneta dentro la fontana, voltandole le spalle, per propiziarsi un futuro ritorno nella città, è un fatto universalmente conosciuto. Ma sapete perché si fa? È probabile che tale credenza derivi dall’antica pratica di gettare nelle fonti sacre piccoli doni per propiziarsi la divinità, come per esempio nei pozzi dei desideri!

Inoltre, sulle rocce che coprono il parapetto sulla sinistra della fontana, è stato scolpito un grande vaso di travertino che i più chiamano “Asso di coppe” proprio per la forma che ricorda il simbolo delle carte da gioco. I pettegolezzi del tempo (ma non solo, l’aneddoto sembra infatti abbastanza accreditato) riferiscono che proprio il Salvi avesse deciso di posizionare il vaso in quel punto per disturbare la vista di un barbiere che aveva lì una bottega e che continuava a criticare il lavoro dell’architetto. Che smacco!

Ma da cosa viene alimentata la Fontana di Trevi? I sotterranei di Roma conservano tesori e risorse che hanno attraversato le epoche storiche, alcuni, come l’acquedotto Vergine, conservandosi ancora intatti. Il tragitto seguito dall’acquedotto in Campo Marzio, può suggerire un itinerario turistico alla scoperta di bellezze artistiche uniche al mondo come la Fontana di Trevi, La Barcaccia e Piazza della Rotonda dove l’acqua canalizzata dalla tecnica e dalla maestranza ingegneristica dell’antica Roma si unisce all’arte Barocca, esaltandone i dettagli.

L’acquedotto Vergine è stato realizzato nel 19 a.C. per volere di Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, al fine di fornire di acqua l’impianto termale di Campo Marzio. Sesto tra gli undici acquedotti realizzati in epoca Romana, oggi è l’unico ad essere ancora in funzione e a fornire di acqua la Città di Roma.
L’origine del suo nome, Vergine, si deve alla purezza delle acque che vi scorrono, o, come riportato da Sesto Giulio Frontino, politico e scrittore Romano, alla leggenda che narra che sia stata una giovanissima fanciulla a indicare, ai soldati di Agrippa, il punto esatto delle sorgenti fino ad allora sconosciute.

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L’ ORDINE DEI CAVALIERI DI MALTA APRE LE SUE PORTE

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E’ da sempre uno dei luoghi più segreti e suggestivi di Roma, tutti noi abbiamo almeno per una volta spiato dal famoso “buco della serratura” la grande cupola di San Pietro con il meraviglioso viale alberato, per la prima volta, in occasione delle giornate di primavera FAI (Fondo Ambiente Italiano), il portone del Priorato dei Cavalieri di Malta sito sul Colle Aventino è stato aperto al pubblico.

La Villa del Priorato di Malta è un insieme di edifici con il loro meraviglioso giardino che ospita l’ ambasciata presso lo Stato italiano dell’ Ordine, godendo quindi di diritto di extraterritorialità dal 1869. Il complesso architettonico si intreccia con la lunga storia del Gran Priorato oggi Sovrano Militare Ordine di Malta. Prima monastero benedettino fortificato, poi passò in mano ai templari e, dopo la loro soppressione, ai cavalieri ospitalieri che vi stabilirono il loro priorato.

La Piazza e il complesso furono affidati a Giovan Battista Piranesi che ne ricevette la commissione dal nipote di Papa Clemente XIII, incarico che porterà a termine realizzando cosi l’ unica opera architettonica completa che si conosce, vero testamento spirituale dell’ artista nel quale infuse tutta la conoscenza esoterica e il simbolismo che la sua appartenenza alle logge della Massoneria gli avevano conferito.

Un angolo di Roma mistico e suggestivo con i suoi giochi di prospettiva, panorami da mozzare il fiato, il bellissimo giardino all’ italiana… tutto questo ci ha regalato qualche ora di vera magia.

Attraverso i nostri scatti che vogliamo condividere con tutti voi questo bellissimo ricordo di primavera, un nuovo angolo inaccessibile di Roma è stato visitato e che ancora una volta ci rende orgogliosi di essere romani… un patrimonio artistico e culturale di rara bellezza!

Il nostro ringraziamento va al FAI (www.fondoambiente.it) per aver organizzato in modo esemplare questo weekend di primavera … ricordandovi di aderire attraverso tesseramento a questo straordinario progetto di tutela e riqualificazione del territorio italiano ma soprattutto per usufruire dei tantissimi vantaggi riservati agli iscritti.

Un GRAZIE speciale va anche all’ Ordine di Malta per aver condiviso insieme a tutti noi il loro angolo di paradiso!

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ALLA SCOPERTA DI UN LUOGO SEGRETO: IL QUARTIERE COPPEDE’

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Tra il Colosseo, Fontana di Trevi e Piazza San Pietro, non si può tralasciare il Quartiere Coppedè. Un esperimento artistico-architettonico molto audace intrapreso a Roma, qui si fondono liberty, neogotico, kitsch, barocco e modernismo. E lo fanno alla perfezione.

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Quartiere Coppedè

In realtà, la definizione di quartiere, per questo complesso di edifici attorno al nucleo di piazza Mincio, tra via Tagliamento e piazza Buenos Aires, è eccessivo. Ed in effetti la zona detta “Coppedè” fa parte del quariere Trieste. Deve il nome a Luigi Coppedè, architetto, scultore e decoratore che, mescolando diversi stili, ha dato vita ad un angolo di Roma senza tempo.

L’intero quartiere si può considerare una pietra miliare dell’eclettismo: unisce lo stile tetro del gotico a quello classico di ispirazione greca, così come cancellate e torrette dal gusto medievale a stucchi barocchi e decorazioni liberty. Inutile dare definizioni: passeggiando per le strade del quartiere Coppedè sembra di essere immersi in una bolla: complice il silenzio, così diverso dal caos delle vie circostanti, ma anche l’atmosfera, da film.

In tutto, il quartiere Coppedè è composto da diciotto palazzi e altri ventisette tra palazzine ed altri edifici. Il modo più suggestivo per arrivarci è attraversare il grande arco che congiunge i due Palazzi degli Ambasciatori all’angolo tra via Arno e via Tagliamento: la particolarità è che sotto la volta interna dell’arco, decorato con elementi architettonici asimmetrici, si trova un grande lampadario in ferro battuto. Una volta superato l’arco che congiunge i palazzi degli Ambasciatori, ecco che si apre piazza Mincio, cuore del quartiere.

Al centro c’è la Fontana delle Rane, con la vasca principale poco più alta del livello stradale: forse anche per questo i Beatles secondo la leggenda ci fecero il bagno dopo una serata passata al Piper, poco lontano, nel 1965.

Ogni villino ha una storia disegnata direttamente sulla facciata con dei nomi davvero singolari, Ci sono i cosiddetti “Villini delle Fate”, dalle raffinatissime facciate esterne, dorate e con numerose figure di donne dipinte sopra. In queste palazzine dove si alternano travertino, terracotta, vetro, ferro battuto e legno viene esaltata Firenze, con la scritta “Fiorenza sei bella”: non a caso, poco lontano si possono riconoscere le figure di Dante e Petrarca.

 C’è anche il Palazzo del Ragno: prende il nome da un gigantesco aracnide, decorazione sopra al portone d’ingresso principale.

 Le strade del quartiere coppedè sono state utilizzate per le riprese di diversi lungometraggi dall’atmosfera noir, se non peggio. È il caso de “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, ma soprattutto di due film horror di Dario Argento come “L’uccello dalle piume di cristallo” e Inferno. In queste strade, poi, sono stati girati film come “Il presagio” e “Il profumo della signora in nero”.